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La scarsa
documentazione sull'illuminazione urbana leccese all'inizio
dell'Ottocento, ci informa che nel 1818, c'erano 79
"riverberi" (lampioni), e che la spesa relativa a 54 giorni (nel
periodo compreso fra agosto e i primi dieci d'ottobre di quell'anno)
era pari a 458,59 ducati e mezzo. (1)
Proseguendo la lettura del De Giorgi, "... sino al 1860
tutte le vie della nostra città furono illuminate con lampade ad
olio di uliva. ... Le vie di Lecce erano tutte all'oscuro; pochi
fanalisti le percorrevano a passo di tartaruga, muniti di una
lanterna e di una lunga scala di quelle che si adoperano dai
contadini per abbacchiare le ulive. I pubblici lampioni erano degli
arnesi madornali sospesi in cima a lunghe pertiche di ferro. Giunti
ad uno di questi i fanalisti distaccavano dal muro una catena che
era attaccata con l'altro capo alla pertica, facevano girare quest'ultima
su grossi arpioni, in modo da condurla nel mezzo della via, e poi la
fissavano con due barbacani di ferro. Quindi montavano sulla scala e
accendevano la lampada. Era l'affare di un buon quarto d'ora per
ogni fanale, e di un paio di ore per tutti. Tuttociò avveniva nei
soli giorni nei quali la luna non splendeva sull'orizzonte; ed i
fanalisti dovevano tener sempre l'occhio al calendario. Dal primo
giorno del novilunio sino al terzo dopo il plenilunio i lampioni
restavano inesorabilmente spenti". (2)
Le migliori occasioni per avere un pò
di luce nella città di Lecce, prosegue il professore in quest'articolo,
s'avevano nel periodo estivo, in occasione delle feste patronali in
onore del santo patrono della città (dal 15 al 26 agosto) o di altri
santi, allorquando "le poetiche lucerneddre de Santu Ronzu ...
ornavano i davanzali delle finestre e gli architravi delle porte
nelle case meno agiate. L'illuminazione ad olio nelle vie e nelle
piazze (la così detta villa e la macchina, tuttora in uso) e
sulle facciate delle chiese era di rito in queste occasioni; ma
orribile era il puzzo della moccolaja (moccolo = residuo di
candela) che restava fino a tarda ora di notte. Questo sistema
patriarcale era adottato anche dai privati; e se riusciva dannoso ai
polmoni era molto igienico per la vista".(3)
a
cura del dott.
Giovanni Greco
(1) Intendenza di Terra
d'Otranto, Affari Generali, b.39, fasc. 764; 16 ottobre 1818.
(2) Cosimo De Giorgi, Numero Unico per le Feste Inaugurali del
giugno 1898; Tipografia Editrice Salentina, fratelli Spacciante,
1898.
(3) ibid.
Segue una tesi
di laurea (estratto) sui processi industriali della città
di Lecce dal 1800 al 1900: l'illuminazione cittadina a carbone,
a petrolio, a gas di petrolio (1873) ed elettrica; la tramvia
elettrica di Lecce (1898-1933). |