STORIA / CULTURA / ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE / FOTOGALLERY / GIOVECOM / IL GIOCO E L'ARTE / LAST MINUTE      
 
 
 
Premessa
L'Illuminazione
Pubblica
Illuminazione
a Olio
Illuminazione
a Gas
La Tramvia Elettrica
Lecce - San Cataldo
 


L'illuminazione cittadina a olio nell'Ottocento leccese
(sino al 1873)


 

La scarsa documentazione sull'illuminazione urbana leccese all'inizio dell'Ottocento, ci informa che nel 1818, c'erano 79 "riverberi" (lampioni), e che la spesa relativa a 54 giorni (nel periodo compreso fra agosto e i primi dieci d'ottobre di quell'anno) era pari a 458,59 ducati e mezzo. (1)

Proseguendo la lettura del De Giorgi, "... sino al 1860 tutte le vie della nostra città furono illuminate con lampade ad olio di uliva. ... Le vie di Lecce erano tutte all'oscuro; pochi fanalisti le percorrevano a passo di tartaruga, muniti di una lanterna e di una lunga scala di quelle che si adoperano dai contadini per abbacchiare le ulive. I pubblici lampioni erano degli arnesi madornali sospesi in cima a lunghe pertiche di ferro. Giunti ad uno di questi i fanalisti distaccavano dal muro una catena che era attaccata con l'altro capo alla pertica, facevano girare quest'ultima su grossi arpioni, in modo da condurla nel mezzo della via, e poi la fissavano con due barbacani di ferro. Quindi montavano sulla scala e accendevano la lampada. Era l'affare di un buon quarto d'ora per ogni fanale, e di un paio di ore per tutti. Tuttociò avveniva nei soli giorni nei quali la luna non splendeva sull'orizzonte; ed i fanalisti dovevano tener sempre l'occhio al calendario. Dal primo giorno del novilunio sino al terzo dopo il plenilunio i lampioni restavano inesorabilmente spenti". (2)

Le migliori occasioni per avere un pò di luce nella città di Lecce, prosegue il professore in quest'articolo, s'avevano nel periodo estivo, in occasione delle feste patronali in onore del santo patrono della città (dal 15 al 26 agosto) o di altri santi, allorquando "le poetiche lucerneddre de Santu Ronzu ... ornavano i davanzali delle finestre e gli architravi delle porte nelle case meno agiate. L'illuminazione ad olio nelle vie e nelle piazze (la così detta villa e la macchina, tuttora in uso) e sulle facciate delle chiese era di rito in queste occasioni; ma orribile era il puzzo della moccolaja (moccolo = residuo di candela) che restava fino a tarda ora di notte. Questo sistema patriarcale era adottato anche dai privati; e se riusciva dannoso ai polmoni era molto igienico per la vista".(3)

 

 

a cura del dott.
Giovanni Greco


(1) Intendenza di Terra d'Otranto, Affari Generali, b.39, fasc. 764; 16 ottobre 1818.
(2) Cosimo De Giorgi, Numero Unico per le Feste Inaugurali del giugno 1898; Tipografia Editrice Salentina, fratelli Spacciante, 1898.
(3) ibid.


Segue una tesi di laurea (estratto) sui processi industriali della città di Lecce dal 1800 al 1900: l'illuminazione cittadina a carbone, a petrolio, a gas di petrolio (1873) ed elettrica; la tramvia elettrica di Lecce (1898-1933).

 

Estratto da una tesi di laurea in Archeologia Industriale,
conseguita presso la facoltà di
Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Lecce, dal titolo:
"L'illuminazione cittadina a Lecce dal 1800 al 1900"
Relatore: Chiar.mo Prof. Gino PAPULI
Laureando: Giovanni GRECO. Lecce, 15 dicembre 1999

 
 
 
 
 
All Rights Reserved. | Tutti i diritti sono riservati.
Tutti i marchi citati appartengono alle aziende proprietarie.
Bel Salento non è collegato ai siti internet recensiti e non è responsabile del loro contenuto.
Vietata la riproduzione anche parziale senza l'autorizzazione degli autori.