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Quando i
cittadini leccesi dell'Ottocento passeggiavano in città
la sera, si ritrovavano nella penombra dei pochi fanali a olio
(lanterne o lampioni) collocati per l'illuminazione notturna
lungo le vie principali e nelle piazze della città. Nelle
ricorrenze più salienti, sotto i balconi e davanti alle
botteghe, sfilavano le processioni dei santi circondate da lumi
a olio (le lucerneddre de Santu Ronzu) ricche dei gonfaloni
variopinti delle arciconfraternite. Fra gli anni Sessanta e i
primi del decennio seguente dell'Ottocento, in occasione delle
feste cittadine, fra i solenni palazzi stemmati, con balconi e
finestre illuminate a olio, nella strada affollata di passanti e
commercianti e di fronte ad una speziera, i venditori di candele
si confondevano ai distributori di manifesti teatrali.
Nel 1852 Padre Nicola Miozzi, maestro di Fisica al
Collegio gesuita di S.Giuseppe, eseguì una serie di esperimenti
di elettricità con la caldaia a vapore; e nel 1859 in
occasione della visita del Re Ferdinando II a Lecce, eseguì una
serie di esperimenti di illuminazione con lampada ad arco
alimentata da pile Bunsen (Palazzo dell'Intendenza). Nel 1857
Oronzo Romano creò un apparecchio per l'illuminazione elettrica
analogo a quello del Miozzi [Cfr: L.Ruggiero, Un primato leccese
caduto nell'oblio, in "Lu Lampiune", a. IV (1988), n. 1, pag.13].
In questo periodo, come già nell'antica Lupiae, vige ancora il
tradizionale e millenario sistema d'illuminazione ad olio di
uliva e di bacche di mortella. (1)
Invero il capoluogo salentino pur non avendo alcuna tecnologia
industriale nel campo della illuminazione, non fu affatto
estranea o all'ombra del dibattuto contesto scientifico
nazionale che si apriva particolarmente all'indomani dell'Unità
d'Italia. (2)
Il diffondersi
dell'illuminazione a petrolio (verso la metà dell'Ottocento), e
poi a gas di petrolio, grazie alla rinnovata vitalità sociale e
tecnica, favorisce anche la nascita e l'affermazione dei primi
processi industriali del Salento. Prima e durante gli anni
dell'apertura del canale di Suez (e dell'attracco della
Valigia delle Indie nel porto di Brindisi), gli usi e le
consuetudini della città di Lecce, si tipizzano nel trapasso
dalla semplicità della vita contadina al tentativo di
internazionalizzare le capacità produttive. Nella nostra regione
di frontiera, la possibilità d'un'apertura libera ed economica,
per quanto improbabile, rendeva consapevoli quelle
Amministrazioni della necessità di adeguarsi in tempo, prima che
lo sviluppo del Nord la travolga. Una forte spinta al progresso
fu attuata negli anni 1872-73: infatti " Lecce fu,
dopo Perugia, la seconda città d'Italia illuminata con gas
estratto dal petrolio ". (3)
In questo contesto ed al margine dello sviluppo industriale
delle aree europee, favorite da quel processo, si collocano -
dunque - molte iniziative atte a promuovere lo sviluppo e
l'affermazione della città di Lecce. Le memorie degli ultimi
trenta anni dell'Ottocento, rappresentano oggi, lo spirito d'un
traguardo storico e archeologico industriale, perchè a partire
da allora e sino agli anni Trenta del Novecento, si dispiegano i
primi sessant'anni d'industria locale, segnati dall'avvio delle
industrie del gas e dell'elettricità. L'avvento del gas favorì
inoltre, l'avvio del settore dei trasporti. L'appalto per
l'illuminazione a gas di petrolio, venne concesso nel 1872, dal
Comune di Lecce all'industriale belga Cassian Bon, cui
farà seguito la Società Generale per l'Illuminazione a Gas (la
quale assunse per diritto di cessione dell'appalto le officine
leccesi appartenute alla predetta ditta Cassian Bon).
Un ulteriore atto di cessione fu operato a vantaggio della
Tuscan Gas Company (Limited), registrato a Roma il 20 febbraio
1893. (4)
Con quest'ultima, l'illuminazione era ottenuta gassificando il
carbone fossile. Infine, nel 1898, con l'amministrazione
Pellegrino, compare l'illuminazione elettrica e, poco dopo, il
trasporto elettrico su rotaia, affidato alla ditta berlinese
Koppel.
Con questi 'futuristici'
mezzi (illuminazione prima e locomozione poi) le due
amministrazioni Pellegrino, avviano la politica della
municipalizzazione dei servizi pubblici.
L'ex convento delle Angiolille (poi palazzo Carafa), diviene la
sede del Municipio;
la ditta Cozza-Guardati costruisce l'acquedotto;
sorge la zona industriale della città con la fabbrica del
ghiaccio e la centrale elettrica.
Anche se lento, quel progresso economico incontra le speranze
di coloro che volevano creare le condizioni per attivare nel
futuro un vasto e ricco bacino d'utenza.
a cura del dott.
Giovanni Greco
(1) Cosimo De
Giorgi, Numero Unico per le Feste Inaugurali del giugno 1898;
Tipografia Editrice Salentina, fratelli Spacciante, 1898.
(2) G.Candido (Lecce, 1837-1906) nel 1868 inaugurava la sua rete
di 4 orologi elettrici sincroni da torre. Quella fu la prima
realizzazione del genere in Italia ed una delle poche in Europa.
Mentre il professore C.De Giorgi (Lizzanello, 1842-1922) nel
1871 dava il via ad una raccolta sistematica di osservazioni
meteorologiche del Salento; terra che, grazie al De Giorgi,
vanta il privilegio di essere una delle poche zone d'Italia ad
avere avuto un periodo d'osservazione del clima fra i più
lunghi; nel 1874 il De Giorgi inaugurò un proprio osservatorio
meteorologico all'avanguardia, il secondo con quello di
Castellaneta.
(3) op. cit. Numero Unico per le Feste Inaugurali del giugno
1898, a cura di C.De Giorgi.
(4) Cfr. Archivio Storico Comunale di Lecce, Cast. Carlo V; fald.
X 3 1, B5 Segue una tesi
di laurea (estratto) sui processi industriali della città
di Lecce dal 1800 al 1900: l'illuminazione cittadina a carbone,
a petrolio, a gas di petrolio (1873) ed elettrica; la tramvia
elettrica di Lecce (1898-1933). |