Non c'è modo migliore per conoscere una città o una regione che quello di far parlare di lei i suoi poeti. In una poesia possono stillarsi trattati di storia e di arte oppure segni, fatti che nessuno ricorda. Ma soprattutto atmosfera. Provate a sfogliare un album di foto con i monumenti di Lecce: vedete tante foto slegate separate dalla collocazione all’interno delle pagine. Un poeta sa dire perchè quelle foto sono un'unica cosa e perchè prendono il nome di Lecce. Chiediamo a Vittorio Bodini di fare questo per noi:
LECCE
Biancamente dorato
E' il cielo dove
sui cornicioni corono
angeli dalle dolci mammelle,
guerrieri saraceni e asini dotti
con le ricche gorgiere...
I cornicioni di Lecce: basterebbe fare un salto in corte dei Cicala per osservare gli asini dalla ricca gorgiera.
...Un frenetico gioco
dell'anima che ha paura
del tempo,
moltiplica le figure,
si difende
da un cielo troppo chiaro...
Questo il punto: il barocco è una fuga dell'animo. L'emotività che lotta, reagisce perchè ha paura. Lo sapete bene che l'emotività è il sangue che pompa con ritmo nevrotico dal cuore. Paura! Ma di che cosa? Come si può avere paura del tempo? Poniamola in questo modo: immaginate di dover vivere per tutta la vita chiusi in una stanza completamente bianca e senza mobili: anche voi iniziereste ad impazzire come il barocco.
...Un'aria d'oro
mite e senza fretta
s'intrattiene in quel regno
d'ingranaggi inservibili fra cui
il seme della noia
schiude i suoi fiori arcignamente arguti
e come per scommessa
un carnevale di pietra
simula in mille guise l'infinito.
Gli ingranaggi inservibili sono quei giochi di pietra, (sembra riduttivo definirle statue) complicati fino alla noia, arguti ma che non servono a niente, carnevaleschi e irriverenti ma che corrodono anche le facciate delle chiese. L'infinito che sarebbe un nulla sconfinato per scherzo e pazzia si riempie di stravaganti personaggi tratti da un esoterico mazzo di carte. Il barocco leccese e la mano indolente e annoiata del poeta.
A cura di Antonio Pagliara.
Vittorio Bodini - vita
Nato a Bari ma da genitori leccesi, Vittorio Bodini fu poeta e scrittore ermetico, surrealista, dallo spirito provincialistico eppure culturalmente europeo, ha cantato i paesaggi salentini con le case di tufo. Fra le raccolte di versi ricordiamo La luna dei Barboni (1952) e Zeta
(1962 - 1969).
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