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Sono
costruzioni trulliformi utilizzati dai contadini
come ripari temporanei o giornalieri. Hanno forma
piramidale o quadrata, tronco-conica o
tronco-piramidale, singoli o a coppia, isolati o
sistemati a grappolo fra le colture pianeggianti
del Salento. Espressioni autentiche del lavoro dei
campi. |
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La
loro tecnica costruttiva appartiene ad una tradizione
tramandata da epoche remote.Tecnica
costruttiva: La tecnica
architettonica di costruzione della pajara, deriva dal
sistema del triangolo di scarico, mentre la cupola e la
volte a botte derivano dall’arco a tutto sesto. Gli
attrezzi impiegati erano: pietre non squadrate e un
martello che da un lato le assestava e dall’altro poteva
sagomarle all’occorrenza..
I
muri perimetrali erano alti circa 1,5 o 2 metri. Gli
edifici più grandi raggiungono circa 14 metri di altezza
e muraje di 6 metri.
La “muraja” era un
doppio muro, uno interno e uno esterno, entro il quale
si lasciava una intercapedine di ampiezza
variabile, colma di pietre più piccole e terra.
Non si usava malta in quanto
erano costruzioni a secco e l’intero muro
perimetrale di base circolare si sorreggeva per
effetto di contrasti e per la forza di
gravità. Nell’ultimo degli anelli sovrastanti viene
posta una grande lastra (“chiànca”), in funzione di
chiave dell’intera struttura ed a copertura
dell’apertura.
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A cura del dott.
Giovanni Greco |
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