Su questi pensieri
e sul senso dell’arte

 

di Arrigo Colombo

   Questa raccolta di pensieri sull’ arte nasce dall’esperienza e dalla passione di un artista ch’è sempre stato anche un avido e attento lettore. Ha portato innanzi la sua ricerca e sperimentazione, nella stagione dell’arte concettuale prima, la land-art, la performance, poi gli “ ideogrammi ” di analisi del linguaggio, le “ forme simboliche ”, fino alle più recenti esperienze di manualità, tappeti e mosaici; e però ha sempre anche ripensato l’arte, e leggendo ha via via trascritto pensieri, passaggi, aforismi, li ha deposti nel suo cassetto, fino a che sono diventati centinaia, migliaia. E infatti mille ne ha trascelto per questo libro, quasi un dono offerto a tutti.

Il filosofo Arrigo Colombo nel 2005, nella bottega leccese dell'artista Sandro Greco


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     Li ha posti in semplice ordine cronologico partendo dall’antichità classica, seguendo la storia e cultura dell’Occidente, non di altre civiltà.  Alcune disparità balzano subito all’occhio: l’antichità ha solo 13 pensieri, il medioevo ne ha 3 soltanto, l’evo moderno fino all’800 ne ha 38, l’ 800 ne ha 144; si giunge così al n. 198; dal 199 al n. 1000 sono tutti pensieri del nostro secolo. Ciò dipende dalle letture fatte. Ma è anche vero che il discorso di estetica e d’arte si tematizza solo nel ‘700 e ha nella seconda metà del secolo un gruppo importante di autori ed opere, da Diderot a Winckelmann, a Kant, a Schiller, a Goethe; e si sviluppa poi nei romantici e nell’idealismo, e lungo il filo di Schopenhauer a Nietzsche, da Baudelaire ai simbolisti a Valéry. Ed è vero, infine, che si vive del proprio tempo e di esso ci si nutre; che inoltre in questo nostro secolo le arti, specialmente visive, hanno assunto con le avanguardie un carattere esplosivo, un tratto rivoluzionario, una capacità di pensiero e di programma, uno stretto nesso col sociale e col politico; che la riflessione sull’ arte si è potenziata come mai prima. Anche se non sappiamo di quanto di tutto questo resisterà al tempo.

ogni caso è evidente che il solerte raccoglitore di questi pensieri ha letto in misura prevalente opere del suo secolo, suo e nostro.

    Vi sono autori che prevalgono, prendono pagine e pagine. Così, tra i contemporanei, Adorno e Marcuse; ma anche Dewey; anche Hauser e Read. Tra i classici Kant, Schiller, Goethe, Hegel; o anche Tolstoj e Oscar Wilde; e Nietzsche.   Sono certo tra i maggiori e attestano un buon grado d’informazione. E però seguono il cammino vivo delle letture, non il criterio di sistematica esplorazione di un campo.

     Per ogni singolo autore seguono il gusto e l’estro del lettore, non una volontà di rendere il suo pensiero, i punti essenziali, i più universalmente significativi; non è che leggendo i pensieri annotati dalla Critica del giudizio si possa avere una sintesi della dottrina kantiana dell’ arte. Non era questo l’intento.

     Certo la lettura di tanti pensieri e autori può risultare sbalorditiva, dispersiva, fuorviante; per la varietà, l’etrogeneità, il contrasto delle opinioni ( la stessa parola arte compare in una pluralità e anche ambiguità di accezioni). Ma vi si deve vedere piuttosto un riprova del continuo e molteplice affaticarsi dell’uomo nella ricerca del senso delle cose, il suo instancabile tentare ritentare, e anche una riprova del suo cammino incerto ed errante, sempre limitato, sempre precario; per cui ciò ch’è trovato dall’uno viene spesso confutato e demolito dall’ altro, o corretto, e modificato. La ricerca però avanza. Oggi molti lo negano, negano ogni progresso nella storia, considerano il progresso un mito in cui si sono esaltati le menti ingenue dell’ illuminismo e del positivismo, dello scientismo; negano consistenza e senso alla storia stessa nella sua globalità. Così i postmoderni, i “deboli”, gli esponenti di un pensiero in crisi.

   In

L'arte è ... pag 31; clicca per ingrandire

 

 Nella ricerca del senso dell’arte si possono individuare nella storia d’Occidente due fondamentali filoni di pensiero. Il primo assume il momento artistico come essenzialmente inesplicabile, come mistero. Per la sua complessità e insieme la sua spontaneità, il suo imporsi al soggetto, il suo fluire dall’intimo con una storia autonoma forza in cui il soggetto interviene solo con un limitato controllo di ragione e con gli strumenti della tecnica propri a ciascuna arte; in cui quel flusso s’ immette rifondendoli, ricreandoli. E’ il principio che Platone introdusse come “mania”, follia divina, l’essere preso e posseduto da Dio. Che Plotino interpreta come contemplazione del divino, dell’ idea e forma in cui il divino si manifesta, e che l’arte introduce nelle cose, di cui le riplasma. Questo senso di mistero dell’arte corre lungo tutta la storia, e non è certo assente dalla coscienza del nostro tempo, dall’esperienza dell’ artista anzitutto, dal modo in cui tenta di esprimere tale esperienza.

     Gli si collega l’idea d’ispirazione, che muove dal pensiero religioso ( esegetico in particolare), di un soffio di verità e luce divina nell’anima; e si attesta come fattore genetico del momento artistico. Se solo si ricorda il passo famoso della lettera di Leopardi a Giuseppe Melchiorri (5/3/1824) :« Io non scritto in mia vita se non pochissime e brevi poesie. Nello scriverle non ho mai seguito altro che un’ispirazione (ofrenesiè) [la parola platonica], sopraggiungendo la quale, in due minuti io formava il disegno e la distribuzione di tutto il componimento » (ed. Flora, Milano, 1949, pag. 477). O il passo di Croce: « Al creare dell’arte […] nessun artista è mai pervenuto attraverso un faticoso o sottile tessere d’immagini, ma ogni artista, soltanto e sempre, per un atto istantaneo, che si chiama l’ispirazione, nel quale gli balena il motivo della sua opera, in forma concreta e vivente, come suono, come linea, come colore, come parola » ( La filosofia di Giambattista Vico, Bari, 1962, pag. 219).

     Questo filone che ho chiamato del mistero dispiega la sua  più alta espressione del romanticismo, dove l’arte è momento di assoluto, di rapimento nell’ assoluto che vi s’illumina, vi si rivela ( ma solo nella sua apparenza sensibile, dice Hegel, e non a torto, nonostante tutto ).

     L’altra corrente di pensiero dell’arte, opposta a quella dell’incomprensibilità e del mistero, è appunto la comprensione; il tentativo di capire il momento artistico, penetrare la sua complessità, la sua enorme raccolta ricchezza, dispiegarla, ragionarla, raggiungerne il luminoso senso. Non la tenebre del mistero ma la luce veritativa. Questo tentativo inizia forse con Kant: in termini storico-epocali, almeno, come corrente di pensiero che segna il nuovo cammino della storia, lo segna definitivamente. In termini di anticipazione già Aristotele aveva tentato la comprensione, con l’idea d’imitazione dell’universale, nelle cose, nei fatti; imitazione che perciò contiene l’altro e opposto pensiero di una ricreazione di senso, e quindi di cose sensate. Ma Kant avviava una comprensione più penetrante attraverso l’individuazione del fatto estetico-artistico, cui addirittura assegnava una speciale facoltà, il giudizio, irreale certo, ma significatica; attraverso il riconoscimento della creatività che vi opera, vi trascende l’esperienza e il suo mondo, vi s’inopera; attraverso il libero gioco d’intelletto e sensibilità, quindi il ruolo determinate dell’immaginazione nel costruirsi e consistere dell’oggetto artistico, ch’è concreto d’immagine, e però costituito di senso, d’intuizione-creazione intellettuale.

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     Questa direttrice impostata da Kant non è ancora stata percorsa adeguatamente. E’ una linea di desublimazione rispetto al mistero, al divino e assoluto ch’esso presumeva contenere: e però senza ragione, senza riprova veritativa. Di desublimazione anche rispetto al preteso ignoto e inesplicabile, che suscita stupore e ammirazione, e ancora quasi un residuo di religiosità. Ma il divino è altro, e altro è il religioso che “lega” al divino, l’adorazione  e implorazione dell’ uomo nella sua finitudine, nell’essenziale indigenza, essenziale precarietà del nulla di sé che non può consistere se non nell’Essere, che poi è supremo amore.

 Desublimazione comprensiva; comprensione desublimata. Che non intacca la grandezza dell’arte, non l’ammirazione e lo stupore, e l’esaltazione. La fa cosciente, consapevole; la fa ancora più grande, più consapevolmente tale.

     Il discorso è andato così errando e smarrendosi lontano da questa raccolta di pensieri ( non è piuttosto entrata nel suo cuore ? ) ch’è come un breviario; un libro da leggere un poco ogni giorno, un poco ogni volta ascoltando, ripensando; anche aprendolo a caso. Riflettendo su questa ricerca umana che da millenni s’affatica  inesausta; gustandone i frutti piccoli, grandi; profumati più, meno.

           Ma ognuno ha un suo sapore.

 

                                         Arrigo Colombo

 

Le opere di Sandro Greco sono in vendita presso la bottega d'arte in Lecce, in via Umberto I, n. 17


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