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Parco Letterario - Luigi Paladini

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Luigi Paladini

 Poeta e intellettuale Lecce, 1862-1936

Un secolo fa quando le informazioni non conoscevano pixel e spettacolarizzazioni, il pensiero e le parole viaggiavano soprattutto per le pagine sobrie e porose delle riviste e dei quotidiani. In Europa, in Italia e anche nel piccolo Salento. Tra quelle pagine di provincia (a volerne ricordare qualcuna: Il figlio di don Ortensio, La democrazia...) ci si poteva imbattere in articoli di protesta sociale, propaganda politica, e in tutto ciò che ancor oggi si può leggere su un comune quotidiano. Ma non solo! Allora, sulle prime pagine dei giornali comparivano poesie! E questo ai nostri giorni è fuori moda! Oggi, una poesia in prima pagina è fenomeno raro e lascia immaginare tempi andati in cui l'attività del comporre versi aveva un valore morale e civile (il buon Carducci l'aveva strillato per anni). A rivederli ora quei titoloni con il seguito di lunghi poemi al posto degli editoriali o degli articoli di spalla danno un senso di distanza geografica e temporale. Quei versi li firmavano professori, giornalisti, avvocati, spesso celati dietro incomprensibili psuedonimi, quasi tutti dimenticati dalle antologie letterarie nazionali e provinciali. Negli ultimi decenni, proprio molti di quegli autori perduti in anonime pagine di riviste locali e archivi di biblioteche vengono passo a passo recuperati grazie a vari studi e tesi di laurea motivati dal sempre più sentito bisogno di restituire una più vasta coscienza storica e culturale alla nostra provincia.

Oggi, per poche righe, ci concederemo un'escursione tra alcune di quelle pagine vecchie di un secolo nelle quali lasciava la sua firma un dimenticato autore salentino: EOO, che scrisse la Trilogia dell'anima 1900-1905 , conservata presso la biblioteca provinciale di Lecce. E' uno psuedonimo come quelli di cui si diceva poche righe fa, lo si può leggere per caso tra riviste d'inizio secolo senza avere indizio del suo inventore: l'avvocato Luigi Paladini nato e vissuto a Lecce, 1862-1936. Egli fu poeta e intellettuale attivissimo nella nostra provincia, si battè sin dai primi anni del novecento per l'istituzione dell'università a Lecce e fu tra i primi sperimentatori del verso libero nelle riviste locali. Ebbe come modello linguistico il Carducci e tuttavia percorse solitario tra i conterranei la strada del simbolismo. Per parlare dei suoi versi proporrò in questo breve spazio la più inconsueta delle letture: non riassumerò in prosa la sua opera ma sceglierò una poesia soltanto, la più enigmatica, e cercherò di risolverne il senso. Nessuna preoccupazione di completezza mi preme, ma l'esperimento avrà il pregio di svelarci una tecnica poetica: è solo un piccolo passo, ma chiunque ne abbia interesse potrà avanzare gli altri da sè. Scelgo il testo compreso nell'opera citata, vol. I, pag.150: La morte del centauro. Il lettore moderno non si lasci scoraggiare dal sapore arcaico delle parole: questi non lontani conterranei sentivano la poesia in un modo affatto diverso dal nostro e questa distanza ha il fascino dell'alterità. Leggiamo dunque, questi versi dedicati al centauro: Da dove nato? / Da qual tumulto / Di terra, tutta / Scoscesa, tra / Le nubi, il sonito ed i dirupi, / Oltre i serpi, i cammelli, i corvi e i lupi...? Questa prima strofa presenta semplicemente l'animale fantastico. La seconda ne descrive in breve la vita: Pugnò le pugne / D'amor, nel lungo / Nitrir le snelle / Cavalle, al subito / Parer del mostro su gli asciutti fianchi, / sopra i garretti di pestar non stanchi, / Vie palpitaro... Nella terza strofa leggiamo la morte del centauro: Come caduto? / Da quali altezze? / In quale burrone / giacque il prodigio...? Ora la massima attenzione: la quarta e la quinta strofa sono il cardine della nostra lettura. Il poeta si chiede che cosa sia nato dalla carcassa del fantastico animale: Sopra il mortale, / Sopra il caduto, / Chiudente il vano / Dell'occhio al suolo... / Qual nuovo forma, / Meglio saldata, / Più erta ai bronchi, / Più alta all'aure.../ Tornò a slanciarsi con più sicure ali...? A questo punto il poeta si dà varie risposte: Fu ippogrifo? / Spirto, crociato? / Spergiur, solingo / Sofo o veggente? L'ippogrifo è un animale fantastico inventato dall'Ariosto, leggendo "crociato" per immediata associazione d'idea vien da pensare al Tasso, "solingo sofo" significa filosofo solitario: sono tutti riferimenti a personaggi della letteratura. Non a torto il lettore obietterà che non è affatto chiara la relazione esistente tra la morte del Centauro con l'Ariosto, il Tasso, un non ben definito filosofo e gli altri personaggi. Ma questo è il punto sul quale soffermarsi! Il centauro è un simbolo: come uno strano psuedonimo esso nasconde il suo referente. Poichè abbiamo visto che ciò che è nato dal centauro è un'opera letteraria o il suo creatore (Ariosto, Tasso, ecc.), sembrerà coerente pensare che anche l'animale al quale è dedicata la poesia nasconda qualcosa che abbia quella provenienza. Concluso il rullo di tamburi veniamo allo scoperto: Il centauro, un mito, non può che essere la letteratura classica! Detta in altri termini, la domanda che Paladini si pone suona così: dopo la morte della letteratura classica che cosa nacque? Una poesia che narra poesia! In questa semplice constatazione abbiamo già colto un aspetto essenziale dell'opera del Paladini e ci accontenteremo di questo stimolo perchè lo spazio concesso va colmandosi. Non nego che questa lettura, che qui si è proposta quasi come improvvisata, discende da una lunga familiarità con il gusto del poeta. Il piccolo percorso svolto fa intendere che cosa si sia voluto indicare con il termine "simbolismo". Il lettore curioso lo accetti come una piccola chiave per una personale lettura più vasta: l'ingresso per una città di parole appena intravista. Se un commento potesse esaurire un testo non avremmo che da leggere le varie storie della letteratura! Ma davanti al panorama di un città sconosciuta come non pensare di volerne attraversare le strade personalmente?

ANTONIO PAGLIARA

A cura del dott. Giovanni Greco

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