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L’arte nella sua natura ispeziona il
pensiero ed ha nel segno, il gesto conclusivo dell’idea. E in tutti i
tempi la comunicazione orale, pittorica e architettonica ha costruito
uno scambio tra naturale e artificiale ed ha scoperto e inventato
nuovi confini e realtà. Quindi nella trasformazione di un
elemento della natura l’uomo rappresenta e materializza un concetto,
il quale viene trasmesso dall’artefice e reso fruibile nel compimento
della comunicazione. I bambini partono dalla fantasia per analizzare
il mondo, uno slancio della mente per concretizzare l'equilibrio
fra l'io e il mondo ossia fra le necessità umane e le opportunità
offerte dalla natura. Come accadeva nelle decorazioni
preistoriche, l’arte per compiersi a volte deve usare un
supporto. Ad
esempio nelle decorazioni rupestri delle civiltà preindustriali
venivano adoperati utensili e supporti tecnici: piccole coppe in
legno, pietre, ossa e terracotta entro cui versarvi i colori. Negli
atelier ottocenteschi le stesse erano in fine porcellana e vetro.
Altri oggetti indispensabili in queste botteghe erano e sono tuttora
lo scalpello, la penna, la carta, il pennello, la matita, la tela e
ancora molti strumenti che hanno permesso l’esecuzione di una idea.
Volendo estendere questo esempio, il dagherrotipo come anche la
macchina fotografica nell’epoca della riproducibilità tecnica,
rappresentano un medesimo supporto utile alla visualizzazione o
materializzazione dell’ingegno creativo, che sussiste in una
incondizionata libertà espressiva legata alle scelte e ai tempi
dell’autore, il cui gesto artistico consta di una completa adesione
concreta alla realtà. Ad esempio il pittore sceglie quale tela usare
mediante la vista, il tatto, l’olfatto, … lo scultore riconosce quale
venatura scolpire sulla pietra o sul legno. L’ispirazione e l’assenza
che corona “l’aura artistica”, appartengono invece ad un momento
distinto e separato. Infatti oltre alla scelta del soggetto, nell’arte
preferire quale tela, pennello, o altre operazioni fatte talvolta a
caso, significa decidere lo spirito dell’opera.

Ma mentre nell'Ottocento e ancor prima
nel Rinascimento e con l'invenzione della prospettiva, i
supporti erano
prevalentemente tavole di legno, carta e tele su cui dipingere, oggi
l'esplorazione di sempre nuovi mondi illusori, ha evoluto il suo
raggio di indagine ed è passata dalle illusioni ottiche dello scorso
secolo, disegnate su manufatti (arte della finzione, surrealismo,
iperrealismo), alla interazione tecnologica. Questa evocata dalla Realtà Virtuale,
creata con software e microcips, è divenuta talmente artificiosa
da supplire a scelte creative che risiedono esclusivamente
nell’esperienza emotiva dell’artista.

Certo gli ultimi strumenti nella
scala dell’evoluzione tecnologica, non potranno sostituirsi
all’ingegno creativo, che ha i suoi spazi ideali e reali. Semmai
permettono una innovativa sostituzione dell’antica tavolozza in legno,
a vantaggio di specifici programmi al computer che riproducono
fedelmente l’effetto delle varie tecniche pittoriche: lo sfumato, il
pointillism, l’acquerello, eccetera. Un ‘alias’ del gesto artistico
soprammenzionato che ha i suoi limiti e che ripercorre le orme antiche
della comunicazione non verbale (che furono della scrittura prima e
dalla stampa poi). Così come l’aiuto di un supporto artificiale non
accompagna l’uomo sin dalla sua nascita, ma con l’ingegno e la
creatività subentra all’occorrenza. Sicuramente l’arte travalica l’uso
del computer, perché essa è libera e si avvale anche di questo
ulteriore artificio offerto dall’attuale tecnologia dove però tutto è
in un microcip. Per cui
nonostante la trasmissione del pensiero sia giunta utopisticamente
alla torre di Babele di Internet,
non si realizza mai la libera
azione dell’artista
perché un programma al computer per quanto completo è limitato per sua
natura. Oltre all’applicazione al mondo dell’arte, la cultura del
terzo millennio è espressione di un mondo estremamente vasto in cui il
PC, inteso come mero
“supporto”,
ha trovato innumerevoli ulteriori applicazioni non solo nella
comunicazione (inutile rammentare quanto la curiosità possa far
arricchire le case produttrici di giochi), ma anche in interventi
chirurgici a distanza. Utile semmai è l'applicazione del
virtuale nelle gallerie d'arte, irreali certo..., ma come rinunciare
al piacere di vedere opere rare, o andate perdute?
La comunicazione e i bit
In questi anni viviamo consapevoli
l'epoca di una rivoluzione culturale e tecnologica: l'era di A.I.,
l'intelligenza artificiale, della rete e dell'ipertesto; Internet, un
medium democratico e intellettuale in cui si attua la massima
concentrazione di tecnologia, che in pochi anni si è sviluppata alla
velocità della luce, è il caso di dire. In seno alla tecnologia del
Terzo millennio, chi vi scrive non ha mai avuto la sensazione di
navigare e non conosce a fondo la realtà virtuale, forze paragonabile
al teletrasporto, una invenzione già prevista negli anni ’60 dalle
famose serie TV di “Star Trek”.
Invero la cultura del “Cyberspazio”
(oltre ad essere una rete di 300 milioni di computer collegati in
rete) dilaga in cellulari, PC portatili, agende elettroniche, TV
satellitari eccetera. Oggetti creati a supporto della nostra esistenza
e che convivono quotidianamente con l’uomo tecnologico.
In pochi millenni di
evoluzione, abbiamo indagato l’ingegno per semplificarci dalle fatiche
giungendo ad interagire con l’intelligenza artificiale da noi creata.
Ed ho appena letto che nel futuro dell’industria biogenetica, si
ipotizza che l'azione puramente cerebrale è l'imput che agisce nella
memoria del computer. Basta pensare e lei, o lui, il Ns. personal
computer, eseguirà. Immagino la noia: l'attività dell'utente è
malinconicamente atona e comoda su rilassanti poltrone, anch'esse
computerizzate. Uno scenario che il vulcaniano Capitan Spock
definirebbe alienante. Certo sembra fantascienza, ma questo supporto
multimediale potrà mai spingere l'intuito umano a materializzare e
realizzare l'idea nel momento del suo concepimento? Forze già lo fa ed
a scapito della manualità, mortificando, fra le tante, l'azione.
Nel mondo globalizzato navigare in rete
permette di aprire dallo stesso posto migliaia di finestre su luoghi
vicini o lontani. Eppure la tecnologia del vetro, microchip
potentissimi e fibre ottiche, potranno "materializzare" il proprio
alias in un universo parallelo e muovere questo alter ego in una
realtà virtuale, entrando in contatto con altri alias dal resto del
mondo.
Una ulteriore rivoluzione in atto che coinvolge alcuni degli stessi
sensi del pittore all’inizio di una nuova opera e quindi: vista,
udito, tatto. Ma essa implica però che la comunicazione
si assesti non nel conforto romantico del contatto, ma in un rapporto
virtuale fra "umani non umani", ossia pagine e numeri, i nostri
'alias', in formato persona, che interagiscono ed esistono come nello
schermo di un film con tanto di attori e scenografia artificiale; una
stanza, una spiaggia, sott'acqua con brevi spot pubblicitari. Una
civiltà interconnessa fra nuovi supporti e attività. Un po’ come per
le webcam, le quali permettono di incontrarci da un computer all’altro
fra i mille posti del mondo collegati in rete. Ma lo stesso computer
non fa altro che riprodurre la forma dell'altra persona, il colore dei
capelli, la voce, non va oltre. Se è vero che “una foresta quando
cresce provoca un suono” e che l’uomo in un ambiente assimila gli
elementi della natura, è anche vero che questo processo non può essere
sostituito né copiato. Infatti quando siamo sotto il sole o all’ombra,
avvertiamo differenti escursioni termiche per altrettanti effetti del
calore sulla nostra epidermide nei diversi ambienti in cui possiamo
trovarci; così come la comunicazione consta di molteplici elementi che
coinvolgono i cinque sensi nonché l’integrazione dell’uomo nella
natura. Ad esempio, se accarezziamo un gattino avvertiamo il suo
compiacimento, se siamo in un pub possiamo rammentare d’aver
incontrato una persona gradita, bene queste mille
memorie del vissuto
sono il
supporto su cui basiamo l’esistenza e l’esperienza.
Sentire ed avvertire gli odori, il timbro della voce, lo spessore
della presenza di una persona nello stesso spazio che comprende anche
il suo interlocutore, il ricordo del sapore di un vino, eccetera sono
fatti che non possono “duplicarsi” così come esistono.

(questi due giocherelloni sono Otello - di spalle e Baffi
dal musetto mezzo bianco e mezzo scuro)
Quasi ad escludere "il gesto", questo
supporto tecnologico si è sostituito (…) alla "intenzione" e, da terzo
incomodo nella triade dell'esistenza: Dio, uomo e natura. L’alias,
(vista la sua natura "virtuale"), diventa non solo più il nostro
'alter ego', ma agisce in 3D, ossia può muoversi in uno spazio
immaginato e realizzato da abili webmaster che riproducono in formato
bit, una persona, uno spazio, il divino. In una dimensione che sembra
reale ma che, virtualmente, può solo dare l'immagine o la sensazione
di noi, di Dio e della natura. Invece l'azione e la scelta, non
possano tramontare dal bagaglio delle esperienze cerebrali della
società umana, perché sono una affermazione dell’esistenza dell’io (e
forse anche di Dio).
Ritengo che si debba considerare ovvio
che la realtà dell’umanità è fatta di un corpo e di uno spazio in base
ai quali l'ordine viene stabilito attraverso la coercizione fisica e
che la relazione fra l’io e il mondo consta di movimento, ambiente,
identità, espressioni sonore.
Concetti questi, basati sulla materialità delle cose, ma non
applicabili nel contesto del Cyberspazio, dove nulla è materiale
poiché è una realtà che travalica il mondo dei corpi e della fisicità
e che si trova ovunque e da nessuna parte. Un luogo fatto di
transazioni, relazioni e puro pensiero, nell’infinito universo della
comunicazione multimediale e che esprime l’ultimo traguardo
dell’ingegno umano: una sorta di civiltà della mente in formato bit
che già oggi può fare mille deleghe al posto nostro come dirci cosa è
bene mangiare. Nuovi supporti e attività che si ampliano in
applicazioni virtuali e in attività concettuali e sedentarie delle
civiltà legate a questa tecnologia. In realtà una piccola parte
dell’umanità. La rimanente non viziata dalle macchine, potrà ritenersi
povera ma libera dall’uso di un così complesso artificio. Penso ai
sani riti tribali degli Indiani d’America.
Quanta cultura naturale possedevano, fatta di un
contatto diretto e spirituale con l’ambiente, un vero atto d’amore.
Invece nei confronti della realtà virtuale, i nostri cyberspaces
aprono nuove attitudini e percezioni della realtà. In fondo l’uomo
crede di trovare nell’ipertesto il potere di andare alla ricerca dello
spirito intimo dell’universo e non so se il fenomeno uomo vuole
comprendere la vera realtà attraverso la virtualità.

Come non si può annullare l’intenzione
all’acquisizione di esperienza, non si può aderire totalmente ad un
mondo volutamente artificiale che fa di tutto per celebrare la
vittoria della copia: una finta passeggiata a mare in 3D o il
megamiliardesimo duplicato di una fragola transgenica. Semmai è l’uso
del supporto che materializza un concetto, le idee e i desideri.
Abbiamo quindi e finalmente, inventato una tecnologia che ci consente
di fare la maggior parte delle cose che vorremo senza: (1) doverci
spostare fisicamente da un luogo ad un altro; (2) provvedere alla
produzione di beni; (3) avere l'accortezza di valutare i tempi di
deterioramento degli alimenti... Potrei continuare, ma questi esempi
possono focalizzare quante sono le operazioni che l'uomo e la donna
del terzo millennio non sono più tenuti a compiere.
Sarà interessante attendere gli sviluppi dell'intelligenza collettiva
profetizzati da Lévy.
L’uso del frigorifero testimonia
la rivoluzione culturale e semantica in atto nell’Occidente. Esso è
legato alla quotidianità di milioni di persone ma in futuro anche alla
indiscussa immaterialità dei velocissimi bit di A.I. che mirano a
semplificare le azioni di tutti noi. Nelle nostre cucine e case,
si assisterà ad un rinnovo nelle abitudini? Donne e uomini avranno un
nuovo amico in cucina: l’attuale frigorifero, obsoleto in nome del
progresso, divenuto intelligente e munito di display, pronto ad
informare il padrone riguardo il suo contenuto. Una simpatica vocina
dirà ad esempio che il pesce o il pane si stanno avariando o che il
latte è realmente fresco. E quando pane o quant'altro dovessero
mancare, si potrà ordinare direttamente dal frigorifero con una sorta
di e-mail vocale inviata in tempo reale al più vicino ipermercato. O
ordinare con tre mesi di anticipo un ricco piatto, che arriverà alle
21:00 di capodanno al costo stracciato ... come per gli acquisti dei
viaggi aerei via internet.
Una rivoluzione che i pochi luddisti
rimasti non vedranno di buon occhio, in quanto ritengono che gli
uomini saranno portati a creare macchine sempre più servizievoli, ne
inventeranno di nuove con cui convivere, ma dimenticheranno che
nell'intimo del loro DNA, un tempo i loro progenitori andavano per i
campi a scegliere i frutti dall'orto, respirando aria sana. Sarà a
causa delle ripercussioni sociali e ambientali che l'invasione
ipertecnologica ha già importato nelle nostre case, ma altri temono
che possa andare definitivamente persa quella memoria e quell'esperienza
diretta del contadino, della massaia, dell'uomo del 2000 che fa la
spesa al supermercato, dello studente che cerca qualcosa aprendo il
frigo. Alle loro sensazioni emotive si fanno strada le realtà virtuali
del Cyberspazio, in cui all'umana invenzione viene relegato il compito
di impostare la nostra esperienza e quindi l'azione. Infatti nelle
società preindustriali i nostri avi raccoglievano dal proprio campo
gli ortaggi e mangiavano ciò che producevano. Ma già a ridosso della
seconda rivoluzione industriale e con la urbanizzazione nelle città, i
beni venivano acquistati al mercato, dove la massaia sceglieva il
cibo. L'operazione era affidata al buon senso e all'esperienza della
donna di casa che decideva cosa prendere dal bancone del
fruttivendolo, e da quest’ultimo. Entrambi avevano usato saggiamente
alcuni sensi: vista, gusto, olfatto, tatto. E raramente sbagliavano.
Ma questa è la storia passata; quella del domani (che è già oggi),
vede protagonisti non esseri umani nel pieno delle loro sensazioni
emotive (la massaia che sceglie la verdura in base alle sue
esperienze, il fruttivendolo che sceglie con cura gli ortaggi,
eccetera), ma macchine come il frigorifero poc'anzi menzionato,
considerato un occhio e un naso elettronico che "vede e gusta" la
qualità degli alimenti al posto nostro. O altre macchine che hanno
seminato un terreno transgenico…
L'innovazione in quel display sul frigo
del futuro, farà vedere una foto del suo contenuto e con la vocina
meccanica o sensuale, la macchina ci dirà cosa c'é di buono da mettere
in tavola e così, tramite questa ulteriore facile operazione,
semplificherà le nostre azioni e abitudini. Passerà il tempo in cui
migliaia di studenti erano abituati a girare in pantofole per la casa
e ad aprire innumerevoli volte il frigo per scoprire che al suo
interno si celano il solito paio di bottiglie, una cipolla vecchia e
nessun miracolo della duplicazione dei pani. Sarà invece un futuro in
cui quello studente, sarà salutato dalla vocina, la quale gli dirà:
"Salve, sono il tuo frigorifero e oggi berrai solo latte". Quindi
standosene seduto, non dovrà alzarsi, camminare, aprire quel frigo e
quindi scegliere. Gli basterà chiedere alla macchina e attendere un
attimo per essere servito ed allattato da una vera tetta virtuale. Se
è vero che si eliminano taluni problemi, ne subentrano nuovi. Siamo al
termine di un vecchio mondo, ma con veloci prospettive tecnologiche
perché il terzo millennio si apre alle ultime generazioni offrendo
loro una flebo infinita di cyberspazio in cui le società ricche hanno
a cuore l’insegnamento di questi concetti matematici nelle scuole e ai
bambini. Può accadere che un eccesso di cybercultura possa alterare i
ritmi nel lavoro o mutare i processi di produzione e riproduzione del
bacino semantico e simbolico, in cui trova origine la nostra cultura.
Infatti internet esercita ampiamente un effetto sul linguaggio,
influenzandone il vocabolario e il modo di argomentare. Fra i giovani
dilagano le agende-diario che oltre a contenere nuove tecnologie
utili, mantengono un linguaggio da web con l'uso di frasi e termini
quali: "chattiamo", "sei in download", "ciao floppy", .... Si avvia la
completa digitalizzazione della realtà e la sostituzione del libro con
la cosiddetta carta elettronica. Una tecnologia che riduce il display
a pochi decimi di millimetro come fosse un foglio di carta. Trattasi
dell’elettrocarta su cui potremmo leggere il quotidiano del giorno o
prelevare da Internet una edizione dei Promessi Sposi. Ma siccome la
tecnologia avanza, cambiano le mode e come oggi non si usa più il
termine "paninaro" (terminologia anni '80 che identificava una
determinata classe giovanile), domani scompariranno tanti luoghi
comuni e supporti elettronici legati all’attuale civiltà
postindustriale. Ok! Ma quanti godranno delle sempre nuove
interpretazioni del desiderio?
A livello mondiale, non credete che la
massificazione tecnologica possa facilmente autogovernarsi
secondo cicli produttivi a basso costo e a discapito di sicurezza
logistica e ambientale? Quante sono le guerre fatte in nome del
progresso? Già ora nel mondo stupide voci di guerre (di religione anche?)
POSSONO motivare poco allegri ricorsi alle armi, in cui la
scienza
sperimenta "sul campo" l'ampliamento ad alta altissima tecnologia
della forza distruttrice di armi nuove e micidiali.
Come? Si dice che il battito d'ali d'una farfalla crea agli antipodi
una tempesta.
Se l'acquisto della "tecnologia
pensante" serve, ok. E pertanto dovrebbe rivolgersi al sostegno
sociale, all'arte, alla purezza del divertimento ... Esteso non solo al mondo industrializzato, ma esteso appunto
ai tre quarti del mondo (quegli affamati, derubati delle terre e degli
affetti: in fuga). Altrimenti serve per chi? Per sostenere quelle
aziende multinazionali che producono qualsivoglia nostro ultimo
bisogno?
L'arte non ha esaurito nessuna delle sue
cartucce. E ritengo che essa rinnega questa scomoda e perenne
rivincita intellettuale: la padronanza dell'uomo sulla natura e sulla
stessa tecnologia.

A cura del dott.
Giovanni Greco
Webmaster di
http://www.belsalento.com
Lecce, Maggio
2002
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
°On-line
http://easynavy.com/Lizard666/sito/due.htm
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http://www.egocreanet-campania.org/tecnologia/reti_logiche/reti_%20logiche.htm
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P. Breton, “La storia dell'informatica”,
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°Stampa
Unità
del 18 agosto 1997. L'intelligenza collettiva: difficoltà e ricchezze
del ciberspazio intervista a Pierre Levy rilasciata a Parigi il...
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