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SCHIOMA
un romanzo di Antonio Pagliara
Luca Pensa editore
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Nel Salento Sud-occidentale la parola
Schioma indica una stadio fisico e mentale tra la pigrizia
compiaciuta e l’indolenza imposta da un contesto sociale
impervio. Dopo un lungo ed inutile dimenarsi nella ricerca
dell’autorealizzazione sopraggiunge la ironica e drammatica
coscienza della Schioma, del lasciarsi vivere,
dell’abbandonarsi al languore dell’indolenza. Sospesi in una
narrazione in bilico tra un inquieto sonnambulismo e un
allucinato umorismo si avvicendano personaggi verosimili,
studenti fancazzisti, violenti teppisti, vecchi cialtroni e
storie fantastiche di streghe innamorate, folletti dell’acchiatura
e scultori pazzi. Il narratore straniante e straniato sembra
prendersi gioco di tutti e di se stesso, ammalato come i
personaggi di questa caotica narrazione, del principio della
Schioma.
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Un passo: La parola “Sguario”
Sguario. Sempre allo Schultz dobbiamo alcuni
spunti linguistici su questo lemma di ardua interpretazione. In
articoli scientifici apparsi sulla rivista locale “Studi Salentini”
e diretta dall’allora stimato Rocco Ricchiane, elogiatissimo prima
dello scandalo che lo avrebbe trascinato nella cloaca
dell’infamia, ed è inutile che strizzi l’occhio curioso perché da
me non ne saprai nulla. Dicevo, dagli articoli dello Schultz
possiamo trarre efficaci chiarimenti. Consiglio le seguenti
letture: Zur genealogie des Sguariu, inoltre Sguariu:
Prolegomeni finali.
Secondo lo Schulz Sguariu
significherebbe all’incirca divertimento ma le due parole
presenterebbero delle differenze dovute all’intorno sociale.
Osserva lo Schultz in una illuminante e rigorosa prosa: “...resta
ignoto il legame esistente tra il termine in questione
nell’accezione di “divertimento” e certe pratiche sociali di
dubbia moralità o di apparentemente scarso contributo ricreativo.
Apporto pochi esempi a scopo esplicativo: perseguitare il così
designato “Scemo Del Paese” per tormentarlo in prolungate quanto
crudeli attività che vengono definite dalla comunità locale con
perifrasi dozzinale “Prese Per Il Culo”; riferire in modo
spropositato eventi erotici che riguardano la persona del
narratore o suoi non meglio definiti conoscenti e che coinvolgono
generalmente donne dal ferino appetito sessuale; inquiete corse in
automobile senza destinazione che possono durare anche diverse
ore; il culto inverosimile di ciò che potremmo definire balla...”
Rocco Ricchiane, nella sua biografia dello
Schultz, pubblicata qualche mese prima che il nostro cadesse nella
viscida rete dell’ignominia, ci fa sapere che lo studioso
forestiero fu così colpito dalle varie pratiche dello Sguario che
volle sperimentarle in prima persona. Divenne abilissimo giocatore
di tressette ed esperto bestemmiatore. Ebbe qualche difficoltà
nell’attività del pettegolezzo e, per quanto riguarda i racconti
erotici, il Ricchiane ci fa sapere che l’audace e diligente
studioso riuscì ad avere una relazione segreta con la moglie del
sindaco, sulla quale vantava una formidabile ascendenza per il suo
accento straniero e l’aura da intellettuale. Un giorno, quando i
tempi erano maturi, il meticoloso Schultz, seguendo alla lettera i
comportamenti a lungo studiati, entrò nel bar, offrì da bere a
tutti e dichiarò ad alta voce: “Genau! Mi sono chiafata la moglie
del sindico”. Gli astanti si voltarono con una smorfia da paralisi
facciale. Purtroppo il compare Pino Furmine, fratello della
sunnominata moglie, era presente alla pubblica esternazione e il
caffè gli andò storto. Calci e pugni e schiaffi pesantissimi
piovvero sul miserrimo dottor Schultz che alla fine della serata,
gonfio e sanguinante, disteso per terra, non riusciva a
capacitarsi dell’errore. Da quel giorno abbandonò l’argomento e si
dedicò allo studio della Schioma, che, come sappiamo, condurrà la
sua permanenza terrena verso un’oscura conclusione. Adesso
dovrebbe essere più chiaro il senso di questa parola.
BelSalento.com
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