Museo Provinciale Sigismondo
Castromediano - Lecce
Il Museo archeologico sui Messapi e
Rudiae, espone la collezione degli scavi iniziati dal
fondatore
SigismondoCastromediano alla fine
dell'Ottocento. Le successive campagne di scavo della
provincia e della regione Puglia, hanno arricchito la
collezione con molti reperti vasi, statue
dipinti una
raccolta numismatica, bronzi, terrecotte, epigrafi
romane e messapiche, dipinti veneti, sculture e vetri di Murano,
avori e smalti.
Attivo con
molte attività culturali: sezione preistorica, antiquarium, topografico,
pinacoteca, sala '800 - '900.
Viale
Gallipoli, 28 - 73100 Lecce. tel 0832 307415
MailMuseo:
museo@provincia.le.it
SitoInternet:
www.provincia.le.it
Orari: Lun-Sab 9,00-13,30 e 14,30-19,30; Dom
9,00-13,00.
Antonio Ippazio Bortone
Scultore Ruffano, 1844-1938
Artista eclettico,
è uno degli esponenti più rappresentativi
della scultura italiana a cavallo fra l'800 e il '900.
La sua formazione di base si svolge fra Lecce e Napoli. A soli dieci anni scolpì
il ritratto del padre Carmelo. Il busto era sorprendentemente rassomigliante e,
in breve tempo, accrebbe la fama del giovane talento. Sicché l'intendente
provinciale Sozy Carafa convocò l'artista-fanciullo e gli chiese un ritratto.
L'opera, eseguita con gran maestria, convinse l'alto funzionario a far
proseguire gli studi al Bortone, il quale apprese i primi rudimenti del disegno
e della scultura nell'ospizio S. Fernando in Lecce. Fu affidato allo scultore
Antonio Maccagnani (zio del famoso
Eugenio), che gli insegnò una buona
tecnica. Nel 1861 la Provincia gli corrispose un assegno con il quale poté
completare gli studi accademici presso l'Istituto superiore d'arte a Napoli.
Verso il 1865 si stabilì a Firenze per quarantacinque anni, dove ha dato prova
della sua maturità stilistica e dove poté avvicinarsi al noto scultore senese
Giovanni Dupré. Sotto la sua guida eseguì la scultura in marmo Il
gladiatore morente. Alla vista di quell'opera Dupré esclamò: "collega". Fu
l'inizio del successo. Da allora in Toscana Bortone eseguì numerosi busti:
Garibaldi, Vanini, Galateo;
realizzò ilFanfulla da Lodi opera
che riscosse calorosi consensi dalla critica alla mostra di Napoli del 1877, e
che fu premiata all'Esposizione Universale di Parigi dell'anno dopo. In questi
anni scolpì busti, statue e monumenti per la città toscana (il monumento a Gino
Capponi in Santa Croce, i busti di Giotto e Michelangelo per la facciata di S.
Maria del Fiore, ed altre opere). Prese parte anche alla decorazione dell'altare
della Patria, a Roma. A Lecce e nel Salento realizzò altri monumenti (/
Martiri di Otranto, Giuseppe Garibaldi, Sigismondo Castromediano ...). Ad
una rara perizia tecnica non fa corrispondere una particolare inventiva. Sa però
contenere i toni celebrativi ed aulici che sono propri di quegli scultori che
nella seconda metà dell'Ottocento si identificano facilmente con una fraintesa
tradizione classicista e monumentalista.
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